Mi fermo per tentare una sintesi del congresso e mentre le parole sembrano giocare a nascondino, mi torna in mente insistentemente la voce di Pino Daniele che canta:
“A me la musica ha cambiato la vita
e la vita ha cambiato me
e qualche volta lascio andare le dita
per le strade del mondo e dentro di me”
E forse non è un caso! Perché a ben vedere il congresso è stato proprio una polifonia di contributi che mi risuona dentro come una sapiente composizione musicale.
Vasta e ricca la partitura che ha permesso di armonizzare tanti interventi che hanno dato sostanza e significato al tema del cambiamento. Voci diverse che hanno sottolineato il profilo professionale del counselor chiamato a saper essere e saper stare con l’altro, a sostenere il senso, il significato e il valore di quel momento di vita rappresentato dal cambiamento; in ascolto di ciò che fa dell’uomo quello che è e non altro; riconoscendo nella relazione che ogni essere è unico, è irripetibile, è incomparabile, è speciale; guardando al futuro per creare il presente restituendo all’altro la padronanza della sua vita.
E al tempo stesso interrogandosi su prospettive e angoli visuali di una “realtà consensuale”: se l’umano è di per sé apertura al cambiamento; cosa motiva le persone a cambiare e come motivare le persone al cambiamento; se è possibile cambiare; se possiamo sostenere nell’altro qualcosa in cui non crediamo; e come la rete, sistema di coscienza e di intelligenze collettive che collaborano e generano cambiamento, ci influenza nei processi di cambiamento.
Fare anima, dire di si, operare trasformazioni, progettare, sperare, rinnovarsi, scegliere, costruire abilità per agire: tanti aspetti dell’esperienza del cambiamento.
Un’occasione preziosa questo congresso per crescere nella consapevolezza della propria forza e delle proprie responsabilità come persona e come figura professionale.
Confrontarsi con se stessi e con gli altri è come “lasciare andare le dita sulle strade del mondo” per comporre e far risuonare i tanti aspetti dell’esperienza del cambiamento ed essere nel mondo, per noi stessi e per l’altro la bellezza e la musica del cambiamento che desideriamo vedere e sentire.
Emanuela Schievano