Un oikos era l’unità di base della società, nella maggior parte della città-stato greche, per molti traducibile come casa.
Con questo laboratorio si intende “vedere” le fotografie della propria ed altrui casa, alla ricerca dell’identità intima che va a rispecchiarsi nel nostro vivere sociale.
Mostrare la propria casa, come avviene ormai con la consuetudine dei collegamenti in chat per lavoro o piacere, è quasi come raccontare di sé, nella verità, nella ostentazione, nel pudore, nel nostro mondo di relazioni.
Ci si vuole interrogare su quanto di questo nostro mondo privato ci influenza nello stare nel mondo pubblico, di come lo manipoliamo per adattarlo alle nostre idealità, e di come non ce ne accorgiamo neanche più a causa dell’abitudine e del dare per scontato.
La nostra casa, con le sue immagini, ci racconta un altro pezzo di noi e di come viviamo, lungo questo percorso che TRARRE sta compiendo alla ricerca immaginale di noi come individui partecipi e responsabili.
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Conoscere e utilizzare, nella vita quotidiana, le competenze umanistiche attraverso le quali si realizza la completezza del “saper fare” e del “saper essere”. L’incontro prezioso tra ragione e emozione, scienza e anima, inspiegabile e rivelato.
Quando spostiamo l’attenzione dal problema alla persona e alle sue risorse, come c’insegna Carl R. Rogers, il focus cambia e le potenzialità si ampliano.
Nel cambiamento di enorme portata che stiamo tutti vivendo, abbiamo bisogno di adattarci un po’ e d’individuare una fonte di risorse funzionali ad accompagnarci quotidianamente.
Nell’approccio umanistico, la complessità dell’essere umano si rivela una miniera di gemme. Soprattutto nella dimensione dell’interiorità e, come c’insegnano le Neuroscienze, senza escludere le risorse del corpo.
Dimensioni e competenze che fanno la differenza per chi del Counseling ha fatto la propria professione. Risorse preziose per chiunque abbia a cuore il proprio e altrui ben-essere.
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Il mio intervento ha la finalità di riflettere tutti assieme sul senso e sul valore del lavoro del counselor, alla luce della new epistemology, che fa piazza pulita delle posizioni di quanti, a cominciare da Freud, hanno ritenuto, e alcuni ritengono ancora, che le scienze umane debbano essere riconosciute con valore di scienze naturali, sperimentali.
Verrà citato allora il pensiero di coloro che per primi hanno messo in crisi soprattutto il pensiero di Freud, ma anche il pensiero degli ex seguaci che lo hanno pesantemente contestato, a cominciare da Jung, per arrivare alla Scuola Umanistico Esistenziale, a cui si ispira lo stesso Rogers.
Si vedrà poi la posizione dei grandi contemporanei e delle grandi correnti della filosofia analitica, per concludere con una domanda fondamentale: ma allora il nostro operare non può avere valore scientifico? Ma se sì, in ordine allora a quale scienza?
Avremo modo quindi di sottolineare l’importanza della scelta di una nuova impostazione scientifica, quella della scienza fenomenologica delle essenze, utilizzando la feconda contaminazione tra i codici affettivi fornariani e le essenze husserliane.
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La scelta professionale, e del relativo percorso di formazione, è sicuramente un aspetto centrale della «costruzione di sé» di un individuo. È una scelta in cui il piano razionale si intreccia fortemente a quello più inconsapevole dei sentimenti di identità, delle rappresentazioni immaginarie del futuro lavoro e delle relative intime aspettative personali.
La rappresentazione di sé può quindi essere disaggregata nelle sue due componenti: personale e sociale. La prima, attiene a quell’insieme di caratteristiche che l’individuo pensa di possedere (attitudini, capacità, atteggiamenti, potenzialità) ed è costruita sulla base del vissuto personale filtrato attraverso schemi interpretativi soggettivi. La seconda, gli deriva dalla consapevolezza di appartenere a un determinato gruppo sociale e al peso valoriale che ad esso attribuisce all’interno di una struttura sociale complessa; l’identità professionale ne è quindi una sua significativa componente. Conseguentemente, le decisioni riguardanti l’orientamento e le scelte professionali interagiscono in modo particolarmente significativo con la propria identità; per Bandura, il lavoro struttura gran parte della realtà quotidiana delle persone e costituisce una delle principali fonti dell’identità e del senso di valore personale.
È in questa complessa dialettica che si colloca qualsiasi percorso formativo in età adulta ed in questo laboratorio avremmo modo di esplorare la nostra identità.
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Comunicare è un gioco, come è un gioco ogni forma di rapporto, di relazione.
Ed è magico perché crea ciò che non c’era.
Un gioco ha due requisiti di base: che ci siano degli altri e che ci siano difficoltà.
A che mi serve l’altro? Mi ostacola solamente!
Come fare a far sì che mi “intenda”? Perché dovrebbe? Che cosa gli offro?
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Il counseling favorisce lo sviluppo e l’utilizzo del potenziale individuale e gruppale.
Nel contesto di una relazione educativa, la realizzazione di un clima motivante, è di competenza e responsabilità dell’educatore. Nello stesso tempo, va considerato anche il livello di consapevolezza che la persona possiede, rispetto alla disponibilità ad apprendere e quindi a cambiare. La motivazione nel contesto scolastico è la risultante di una vasta gamma di fattori interattivi, appartenenti agli inseganti, al corpo non docente e agli allievi.
Possiamo aspettarci l’adesione e l’impegno verso il successo formativo da parte degli alunni se gli adulti per primi sono orientati e sentono nello stesso modo.
Il con-tatto corporeo è un elemento costantemente presente nella relazione umana e nello sviluppo dell’individuo. Fin dalla prima infanzia infatti il contatto con la figura di attaccamento, costituisce esperienze indispensabili allo sviluppo. Ogni persona è anche il proprio corpo ed il proprio carattere.
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Le religioni (re-ligare) hanno a lungo costruito e a volte “costretto” l’identità della persona, generando alienazioni e comportamenti non positivi.
Con la fine di esse nel mondo occidentale (anche del cristianesimo, almeno come comune consenso sociale) la persona si trova di fronte ad uno spaesamento esistenziale, ad una perdita di identità, che è anche all’origine della crisi di valori della società attuale.
In sostituzione sembra nata una nuova religione, che sta subentrando come portatrice di “senso della vita” , il Consumanesimo, che offre un’identità fondata sui consumi, ma è un’identità artificiale: l’uomo sempre di più “ha” e sempre meno “è”.
In realtà il messaggio vero e buono dei maestri spirituali di tutti i tempi e paesi, il “buon-messaggio, l’ev-angelo”, è proprio un incentivo, una esortazione, un’educazione all’individuazione, la conquista di una sana e creativa identità.
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La visione filosofica cui si ispira il counseling, è qualificabile come un ottimismo della vita attiva, fondato su un funzionalismo evolutivo, sia adattivo che metadattivo.
Adattivo, nel senso di Darwin, poiché affianca la persona nel suo trasformare la propria situazione di difficoltà in cambiamento favorevole all’evoluzione personale.
Metadattivo, nel senso di Bergson, perché la sua pratica può facilitare il verificarsi nella persona di cambiamenti qualitativamente significativi, veri e propri salti, non direttamente prevedibili e non impliciti nella situazione.
Alcune considerazioni
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La Pedagogia per il Terzo Millennio è un metodo interdisciplinare di educazione e auto-educazione, ideato da Patrizio Paoletti e sviluppato dall’equipe neuroscientifica, psicopedagogica e didattica della Fondazione omonima.
Durante il laboratorio esploreremo alcune idee e strumenti, a base neuroscientifica, della Pedagogia per il Terzo Millennio applicati al processo di consultazione e scopriremo come questi possano sostenere il cliente nel processo di trasformazione e crescita.
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Dalla macchia al testo: poetiche artistiche per l’educazione
Forme e segni semplici, appena accennati o marcati, che lasciano intuire nulla o qualcosa, ora una donna, ora un occhio, una stella, il sole, un corpo, uno strano uccello; e poi i colori, pieni di luce, ampiamente distesi sulla tela o incorniciati da spesse pennellate nere senza oggetto né titolo, ed ancora chiazze, gocciolature, impronte… tutto ciò che è fantasia, sogno, impulsività, essenza, creazione pura, immediatezza, evasione dal reale, movimento, sperimentalismo, concorre a creare l’arte del pittore catalano Joan Miró (1893-1983)
Leggere nel colore le forme per scoprire che una goccia può diventare un fiore, un albero, un bosco. L’acqua si mescola ai colori permettendo loro di espandersi in maniera bizzarra. Uscire dall’elemento figurativo per lasciarsi guidare essenzialmente dalla ricerca cromatica.
L’arte visuale si presenta in forma di racconto promuovendo un approccio sensibile e poetico. Praticheremo la poetica della « rèverie » parola della lingua francese che significa sogno che riguarda un modo libero e fantastico di rapportarsi con il reale e di riappropriarsene. Proveremo ad abbandonarci alla sensazione profonda che l’incontro con il colore provoca rinunciando (inizialmente) ad ogni riflessione di tipo razionale. Riuscire a scoprire l’intensità e il piacere di questo lavoro scoprendo il lato poetico della nostra mente; Un progetto educativo sensibile alla dimensione estetica ed emozionale della personalità umana può e deve riconoscere e coltivare la dimensione poetica, non solo negli artisti e nei poeti, ma in tutti gli esseri umani. Permettendo di esprimere in ciascuno di noi ciò che viene chiamato solitamente
…..carattere, personalità, sensibilità, gusto …..vale a dire la nostra poetica.
Per fare questo occorre valorizzare la consapevolezza poetica di ciascuno emancipandola dalla dimensione della spontaneità e dando ad essa una dimensione, pedagogica, culturale e creativa attraverso parole, immagini e linguaggi che le arti mettono a disposizione.
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Il dialogo è l’esperienza che in tutte le sue forme verbali e non verbali ci permette di stare al mondo, di esserne parte fin da quando nasciamo. Il dialogo è lo scambio con ciò che è altro da me, mi permette di conoscermi, di arricchirmi e se vi portiamo l’attenzione mi permette di rendermi più consapevole.
Come? Il lavoro che faremo insieme sarà un assaggio per comprendere le forme di dialogo, le gestalt appunto e come stiamo nel qui ed ora del processo di contatto con l’ambiente. Perché ogni individuo può essere autonomo ma non indipendente dall’ambiente che lo circonda.
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Siamo testimoni di un cambiamento epocale nel nostro mondo esterno. È davvero possibile rimanere stabile quando fuori niente è a posto o quasi tutto è mobile?
Crediamo che questo momento sia straordinario per le opportunità che ci offre. Si rende sempre più evidente il bisogno di coltivare il nostro mondo interiore creando connessioni più reali e autentiche con tutto ciò che ci circonda.
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Conoscere le filosofie e le tradizioni del passato è un grande arricchimento per il Counselor che può attingere alle antiche tradizioni di saggezza per una visione più ampia e, allo stesso tempo più profonda, dei tormenti dell’animo umano e delle sue infinite possibilità.
Ognuno di noi porta dentro di sé un bagaglio conoscitivo immenso. Ciò che è stato non è dimenticato ma depositato nelle nostre memorie cellulari. Risvegliare questa conoscenza, può fornire al counselor numerosi strumenti di comprensione nella facilitazione del disagio esistenziale.
Il laboratorio si propone di offrire al partecipante alcuni principi dell’insegnamento ermetico e buddista riportati al contesto attuale e allo svolgimento della professione in particolare, al fine di assumere una prospettiva più inclusiva sulla complessità dell’essere umano e delle leggi che lo governano.
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Il Counseling eco- filosofico nato dall’incontro tra la filosofia antica, l’ecosofia e l’ecologia, è finalizzato al benessere della persona, al suo equilibrio nella relazione con sé, con gli altri e l’ambiente nell’hic et nunc. Si risveglia, così, l’inconscio ecologico, presente in ognuno di noi, che riconosce la stretta interconnessione con la Terra. Il concetto base dell’ecosofia è che l’interiorità dell’essere umano ha una precisa e tracciabile connessione col mondo esterno, sia esso il mondo naturale o le realtà sociali.
Il counseling eco-filosofico, rifacendosi a una concezione sistemica della realtà, propone una nuova visione del rapporto uomo-natura e la traduce in strategie concrete applicabili nell’ambito delle relazioni di cura, educativo, formativo, ambientalista e comunitario per favorire il risveglio della consapevolezza di essere tutti terrestri, come sostiene Seneca, “Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiore dello stesso giardino”. Il sentimento di affiliazione che ci lega alla Natura, il sentirsi figli della Madre Terra, di Gaia, è innato ed è presente in tutte le culture umane, comprese quelle più tecnologicamente avanzate.
Tuttavia nelle nostre società artificiali ormai molto lontane dal mondo naturale, c’è il rischio concreto che questa predisposizione innata non riceva più stimoli adeguati per fiorire. Ascoltare la natura con la mente pronta: questo è ciò che serve per recuperare un buon rapporto con il nostro pianeta.
La civiltà sembra essere giunta ad un punto di crisi drammatica, e sembra che si senta l’esigenza di un nuovo umanesimo. L’ antidoto ai problemi ambientali ed esistenziali del nostro tempo è lo stesso: la riconnessione con una visione più ampia e profonda della realtà.
Una costellazione di pensiero che ha in comune il senso e il progetto di un abitare in cui la presenza dell’uomo non si manifesti come un diventare padrone e possessore del mondo, ma si apra al dialogo col cielo, la terra, le creature tutte, confermando il detto taoista: “L’uomo saggio vive in unità col cielo e la terra”.
Il laboratorio sarà corredato da una parte esperienziale
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La possibilità di narrare è uno strumento prezioso, ci permette di controllare il modo in cui interpretiamo gli eventi con l’attribuzione di senso e significati, ci aiuta ad osservare e ad osservarci, ci fortifica nel senso di autoefficacia.
Il laboratorio ha l’obiettivo di presentare il valore della narrazione in particolare il legame tra counseling e medicina narrativa.
Le narrazioni dei pazienti infatti rivestono un’importanza per il processo di cura e possono diventare un’utile risorsa professionale per l’operatore, come preziosa possibilità nel realizzare l’alleanza terapeutica, nella cura, nella modifica dello stile di vita.
Narrare è azione e l’azione pone il soggetto in una dimensione attiva utile per fronteggiare le nuove necessità dell’organismo.
Il counseling e le abilità di counselig acquistano un ruolo centrale per saper ascoltare le narrazioni, rendere possibili e valorizzarle.
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Un rinnovato sguardo, che trae forza da idee del presente e del passato e le rinnova per potenziare le risorse della Persona.
Nuove istanze sociali richiedono di dare ascolto al mondo interiore nell’educare. Il Counseling Pedagogico è un investimento sociale, orientato in senso evolutivo, fondato principalmente sul pensiero rogersiano.