
Ho conosciuto Gigliola Crocetti tre anni fa durante il congresso nazionale S.I.Co. Era una fase delicata della mia vita professionale.
Dopo aver acquisito il titolo di counselor nel 2006 e collaborato diversi anni con un’Associazione di counseling, sentivo che era arrivato il momento di fare un salto ma ero un po’ disorientata e incerta a riguardo.
In questo passaggio difficile e meraviglioso nello stesso tempo, Gigliola mi ha accolta e supportato e, proprio grazie alla sua presenza, sono riuscita a costituire la mia scuola di counseling che oggi viene seguita da nove allievi e ha portato, in questi due anni, altri sedici counselor di mia conoscenza a fare l’esame per entrare in S.I.Co.
Credo che sia importante precisare” i numeri perché, a mio avviso, sono un indicatore chiaro di come un atto di ascolto accompagnato da serietà e professionalità può generare un cambiamento nella vita personale e di chi ci circonda.
E questo è ancora più significativo se riflettiamo alla nostra condizione sociale, culturale, economica e culturale in cui niente è più come prima. Le categorie di riferimento sono ormai saltate. In ogni ambito è necessario ripensare un modello di approccio che ci aiuti a comprendere, come direbbe E. Morin, la complessità del reale e non a mutilarlo. È impossibile trovare qualcosa che si ponga come definitivo. Ogni cosa è in continua trasformazione.
Psicologia, Sociologia, Pedagogia, più in generale tutte le scienze umane e, con esse, le teorie che tentano di spiegare, inquadrare l’uomo, la sua storia, il suo comportamento, sono in fondo solo dei nomi dati alle cose di cui abbiamo esperienza fisica. Come affermava Hillman è importante ora uscire dal paradigma della litteralizzazione.
L’essere umano va visto nella sua complessità e profondità. Più abbiamo certezze e più siamo lontani dall’altro. Bisogna partire da ciò che sappiamo e andare oltre, avendo ben presente il fatto che “oltre” è, a sua volta, uno spazio indefinito, dai confini precari perché precaria è la condizione umana sebbene ognuno di noi è sempre responsabile delle proprie scelte.
Per responsabilità s’intende la capacità di rispondere ai propri comportamenti. Risalendo all’etimologia della parola, dal latino il verbo respondere ci conferma il concetto di attitudine a rispondere. Provando ad andare ancora più indietro, al greco arcaico il verbo spondeio ci rimanda invece alla libagione ovvero all’offerta fatta agli dei in sugello ad una promessa solenne, in particolare quella del matrimonio (dalla stessa radice derivano i due sostantivi sposo e sposa).
Il termine responsabilità arriva dunque a noi spogliato del suo rituale originario. A mio avviso uno degli scopi del counseling oggi è riportare il valore della promessa nel concetto di responsabilità affinché le persone si sentano realmente impegnate, coinvolte in un progetto alto di realizzazione condivisa e partecipata.
Nella nostra associazione e scuola di counseling questo lo stiamo sviluppando attraverso un progetto educativo pedagogico che è stato presentato lo scorso 8 maggio presso l’Università La Sapienza con la pubblicazione del libro Amore. Ascolto. Accoglienza. Le risorse del femminile in ognuno di noi.
I presupposti metodologici del nostro lavoro nascono dalla psico-sociologia umanistica esistenziale elaborata attraverso il felice incontro tra Luigi De Marchi e Paolo De Nardis per arrivare al valore del femminile, considerato per noi quel bridge naturale e collante culturale fondamentale per una costruzione del Ben-Essere e del Bell-Essere rivolto ad ogni individuo sociale che non sia un’entità chiusa bensì aperta alla relazione con l’altro e all’ascolto dell’intero contesto in cui vive e opera.
Nel libro sono raccolte le best practice attraverso la voce e l’esperienza di professionisti che hanno reso concreti e tangibili questi valori nel loro ambito di competenza: a scuola, in azienda, negli ospedali. E questo per noi è stato ed è un passo decisivo per testimoniare che non solo una rinascita culturale è possibile, ma effettivamente sostenibile per tutti.
Virginia Vandini